L’audizione di Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, presso la Commissione parlamentare per la semplificazione, si è rivelata molto più di una formalità. Durante il suo intervento di 50 minuti, Butti ha delineato il futuro dell’identità digitale in Italia, con particolare riferimento a SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e all’app IO. È emersa una novità significativa: la patente di guida acquisirà lo stesso valore della carta d’identità all’interno dell’IT-Wallet. Ma il punto cruciale è un altro: l’ufficializzazione dell’intenzione di abbandonare progressivamente SPID, attualmente utilizzato da oltre 40 milioni di italiani. Un cambio di rotta che, a nostro avviso, potrebbe non essere privo di conseguenze.
SPID: Un Addio Annunciato?
La decisione di abbandonare SPID non è una sorpresa improvvisa. Già a fine 2022, il governo aveva manifestato l’intenzione di puntare sulla Carta d’Identità Elettronica (CIE) come unica identità digitale, in linea con quanto accade in altri paesi europei e con le direttive dell’Unione Europea. Come spiegato da Butti stesso, l’idea è che in uno stato serio, l’identità digitale sia unica e rilasciata direttamente dallo Stato, pur riconoscendo il ruolo fondamentale svolto finora dai provider privati.
La vera novità emersa dall’audizione è la conferma esplicita dell’intenzione di “spegnere progressivamente SPID”. Le modalità e le tempistiche esatte di questo processo sono ancora da definire.
Un altro tema caldo affrontato è stato quello dei 40 milioni di euro promessi agli identity provider che hanno gestito SPID e che, finora, non sono stati erogati. Butti ha assicurato che i fondi arriveranno, ma ha attribuito i ritardi a questioni burocratiche legate al passato.
La Sfiducia nelle Vulnerabilità di SPID
Attualmente, circa 40 milioni di italiani utilizzano SPID per accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione. Spiegare loro il motivo di questo abbandono, dopo anni di promozione e incoraggiamento all’uso, non sarà semplice. Butti ha stimato che il processo di transizione richiederà ancora due o tre anni, con l’aiuto dei privati, per arrivare alla creazione di un “wallet” pubblico e uno privato
Il sottosegretario ha apertamente criticato le vulnerabilità di SPID, sostenendo che non sono necessarie “trasmissioni televisive o articoli sui giornali per spiegarci che, molto spesso, il tema della vulnerabilità di SPID è emerso, cosa che invece non emerge con la carta di identità elettronica”. Questa dichiarazione evidenzia la principale motivazione dietro la spinta verso la CIE.
Il governo punta infatti sulla CIE principalmente proprio per la sua sicurezza. Butti ha sottolineato che la CIE si trova a un livello 3 di sicurezza, quello richiesto dai processi eIDAS a livello europeo. Inoltre, la CIE è rilasciata direttamente dallo Stato (tramite l’Istituto Poligrafico e Zecca), senza il coinvolgimento di soggetti privati, a differenza di SPID. Attualmente, ci sono 53,5 milioni di CIE in circolazione.
Nonostante i vantaggi, Butti ha riconosciuto che esistono ancora problemi nel rilascio della CIE, in particolare per quanto riguarda le tempistiche di attesa per gli appuntamenti in alcuni comuni. Tuttavia, ha assicurato che saranno implementate misure per risolvere queste criticità.
Evoluzione Inevitabile?
La strategia del governo dipinge SPID come uno strumento temporaneo, introdotto per colmare una lacuna in assenza di un’alternativa statale. Ci si chiede se questa transizione forzata verso la CIE sia un’evoluzione inevitabile e lungimirante o se sia il risultato di un’analisi che non tiene conto degli interessi di tutti i cittadini.
Spiegare agli italiani la necessità di abbandonare un sistema che è stato a lungo promosso, e in molti casi imposto, come la soluzione ai problemi della PA, non sarà semplice. Soprattutto considerando che molti, in particolare gli anziani, hanno fatto fatica a prenderci confidenza, e alcuni provider offrono SPID a pagamento.
In questo contesto si inserisce anche l’arrivo del portafoglio digitale europeo (EU-Wallet), previsto per il 2026, che l’Italia ha anticipato con il lancio di IT-Wallet.